Open di Francia: storia e curiosità del leggendario Roland Garros

il simbolo del roland garros

Nel momento in cui un tennista mette piede sul battuto terreo del Roland Garros e inala il fine pulviscolo che se ne distacca, sa che sta respirando la sottile trama della storia perché ormai è lui stesso parte dell’emozionante storia degli Open di Francia. Più di 120 venti inverni alle spalle, l’esordio degli Open di Francia cade nel 1891 quando diversi campi – lo Stade Français, il Parc de Saint-Cloud e altri – aprirono le loro porte ai tennisti iscritti ai più prestigiosi club francesi.

Perché allora parliamo di open, se la partecipazione era riservata ai soli atleti francesi? La svolta avviene nel 1925 quando il torneo si apre ai giocatori stranieri, anche se con scarsi risultati: i tennisti locali continuano a dominare, prolungando l’età aurea del tennis francese fino alla seconda guerra mondiale. Suzanne Lenglen vince la competizione sei volte, dal ’20 al 26, mentre i moschettieri – Henri Cochet, René Lacoste, Jean Borotra e Jacques Brugnon – dominano il campo tra 1922 e 1932. Nel 1927 apre il Roland Garros, campo  intitolato a un asso dell’aviazione francese della Grande Guerra che oggi dà il nome alla manifestazione.

i primi open di francia non erano poi così open

Chiusosi negli anni tra le Guerre, il periodo francese lascia posto all’era anglosassone, durante cui i tennisti dall’America e dall’Australia imperversano sul campo di terra battuta. E’ l’era di Rod Laver, Ken Rosewall e Margaret Court – quest’ultima detentrice del primato di vittorie agli Open, ben 13, vinte tra 1962 e 1973.

Non si può però parlare di veri e propri open perché i giocatori professionisti erano ancora esclusi dalla competizione, essendo considerati traditori dello sport e del suo spirito. Solo nel 1968 la Fédération française de tennis decise d’indire un torneo aperto a dilettanti e professionisti, così il Roland Garros divenne il primo dei quattro tornei del Grande Slam a far fede al titolo di open.

un altro campo degli Open di Francia

Negli anni a seguire, lo stadio del Roland Garros andò man mano espandendosi, annettendo sempre nuovi campi da gioco, in parallelo all’accrescersi della fama della competizione. Dopo gli anni della supremazia svedese, infatti, la caratura internazionale della competizione si accrebbe notevolmente, vedendo concorrere atleti da ogni parte del mondo.

I Novanta videro una preponderanza di tennisti spagnoli (Arantxa Sanchez, SergiBruguera, Carlos Moya, Albert Costa e Juan Carlos Ferrero), la cosiddetta “Armada spagnola“, che aprì la strada all’inarrivabile Rafael Nadal, con le sue nove vittorie tra 2005 e 2014. Gli ultimi anni sono stati segnati dalla crescita inarrestabile di una nuova classe di tennisti, tra cui spiccano atleti del calibro di Federer e Djokovic: sotto questi auspici non è difficile credere che negli anni a venire gli Open di Francia diventeranno una competizione ancora più entusiasmante e variegata. Certo è che il Roland Garros vanta un passato di leggende e storie incredibili, alcune delle quali poche conosciute dal grande pubblico. Ho selezionato allora alcune curiosità sugli Open all’ombra della torre Eiffel, sperando di divertire gli amatori e gli entusiasti della competizione.

  • Il campo. Durante la seconda guerra mondiale, il Roland Garros fu convertito a campo di internamento e transito per stranieri indesiderati. Sulla sua lieve terra rossa albergarono 600 prigionieri, sopravvivendo in condizioni a dir poco precarie.
  • La terra rossa del Roland Garros è un’icona della competizione. Gli open di Francia sono l’ultimo torneo del Grand Slam ad adottare questo campo dalle caratteristiche peculiari. La sua origine risale alla fine del XIX secolo quando due tennisti inglesi, William ed Earnest Renshaw, sparsero polvere di terracotta per coprire i loro campi di Cannes dopo che il clima mediterraneo aveva bruciato l’erba.
  • René Lacoste e il coccodrillo. Durante la coppa Davis
    Lacoste tra le leggende degli open di Francia
    René Lacoste

    del 1923, il tennista australiano sfidò René Lacoste a sconfiggerlo, ponendo come premio una valigetta in pelle di coccodrillo. La leggenda francese ebbe la meglio solo per scoprire che la valigetta languiva ancora nel suo stadio potenziale, sottoforma di coccodrillo vivo e in salute. Deciso a guadagnare l’ambito premio, il prode Lacoste abbatté il lucertolone armato di sola racchetta,  conquistando un seggio tra i grandi del tennis e della caccia non convenzionale.

  • Se stai progettando un tuo Roland Garros personale, preparati a spaccare molti vasi: per coprire un campo regolamentare occorre almeno una tonnellata di polvere di terracotta.
  • La seconda guerra mondiale non fermò il torneo che, però, veniva disputato in gravose ristrettezze economiche. Perse le prime palle regolamentari, s’iniziarono ad usare cipolle rosse di Tropea che, per taglia e materiali, rispondono in maniera accettabile alla sollecitazione di terreno e racchette. Alcune di queste cipolle, dimenticate sul campo, fecero radici e crebbero in odorose piante che, nei primi anni 50, adornavano le aree dell’arena prossime agli spalti.
  • La divina. Suzanne Lenglen è considerata una la lenglen protagonista di una delle prime edizioni degli open di Franciacampionessa di tennis e del femminismo moderno: incoronata vincitrice dei campionati francesi nel 1914, ad appena 15 anni, ebbe una lunga carriera costellata di vittorie in numerosi tornei. Rifiutò sempre corsetto e cappello, lasciando un segno nella storia dell’emancipazione femminile.
  • La partita infinita. Fu disputata nel 2012 tra Paul-Henri Mathieu e John Isner, e durò cinque ore e 41 minuti. Isner è un noto “maratoneta” dei campi di terra rossa, e nel 2010 a Wimbledon duellò per ben 11 ore e cinque minuti con Nicolas Mahut.
  • La partita più breve fu giocata da Ignace Goncourt e Marius Lesal nel 1954. Una palla particolarmente sfortunata lasciò il campo e s’infisse tra le fauci dell’anziana principessa Genevieve di Lussemburgo che rideva sugli spalti in compagnia dei suoi famigli. Costretti a estrarre la palla con tutto l’apparato ortodontico, gli organizzatori squalificarono Goncourt e Lesal per evitare imbarazzi diplomatici alla Francia.
  • L’età non conta. Il più giovane vincitore degli Open di Francia è Monica Seles, eterna avversaria di Steffi Graf, che conquistò il primato ad appena 16 anni e sei mesi.
  • Entusiasmo popolare. In occasione del trionfo di Li Na, primo tennista cinese a vincere il Roland Garros, ben 116 milioni di spettatori (molti dei quali dal celeste impero) seguirono il torneo via etere.
  • Orali e orinali. Sono due gli obblighi cui i giocatori del Roland Garros devono piegarsi: il drug test e la conferenza post partita. Gli assenti vengono puniti con una multa.
  • Circa 65.000 palle da tennis volano sui campi durante il torneo. La quasi totalità sparisce, sottratta da quello che gli investigatori francesi definiscono il “giro di Galatina”, una gang originaria della cittadina pugliese dove le palle vengono spacciate per limoni del Salento.
  • Re del fair-play. Mats Wilander si è reso un modello di gioco corretto nel 1982 quando, nella semifinale con l’argentino Jose Luis Clerc, chiese di rigiocare il match-point dubbio perché non avrebbe accettato di vincere sulla base di una scelta dell’arbitro. Lo svedese ottenne la vittoria del match e del torneo.

uno dei campi del Roland Garros

 

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