Giro d’Italia: curiosità e aneddoti sulla competizione ciclistica più amata dello stivale

un gruppo durante una tappa del giro d'Italia

Il Giro d’Italia è quella gara che, sul filo delle due ruote, tesse paesaggi e territori distantissimi della nostra nazione, solcandone le strade meno battute ma più emblematiche, col passo lento e riflessivo concesso dai rapporti della bicicletta.

I “girini” attraversano vallate e scalano montagne, ricucendo le divisioni di un paese, l’Italia, che dopo più di 150 dall’unificazione ancora fatica a comprendersi come entità unica e indivisibile. Come la via Francigena è stata tracciata dai passi dei pellegrini che, di santuario in santuario, superavano frontiere e bandiere, così il Giro aiuta a ripensare l’identità geografica dell’Italia, esplorandola in un gioco di pedali e manubri.

Il Giro d’Italia 2017 è il centesimo esperimento della serie, originariamente inaugurata nel 1909 dal giornalista Tullo Morgagni.

la gazzetta annuncia la vittoria del primo giro d'Italia
«Gazzetta dello Sport», 31 maggio 1909: Luigi Ganna vince il primo Giro d’Italia.

Come tutti gli esperimenti, ogni anno il Giro si vede mutato in qualche parametro, mentre alcuni valori rimangono costanti: si arriva (quasi) sempre a Milano, sede della Gazzetta dello sport, il giornale sportivo che organizza la competizione sin dall’anno zero. Il punto di partenza cambia frequentemente: talvolta le tappe iniziali del percorso interessano località estere che, nell’intenzione dell’organizzazione, dovrebbero offrire allo spettatore e all’atleta una maggior varietà di paesaggi e sfide.

Cronometro, scalate e scollinate: in un secolo di pedale le storie e i numeri si sono accumulati. Lascio a seguire una selezione degli aneddoti più succosi, sperando di avvicinarti, anche solo per qualche minuto, alla competizione ciclistica più amata dello stivale.

  • Le prime edizioni del giro sono le più ruspanti, collezionando una serie di squalificati e penalizzazioni per i motivi più bislacchi: nel 1914, lungo la tappa Bari-L’Aquila, Durando, Calzolari e Canepari si lasciano trainare in salita dall’auto dell’inviato dell’Italia Sportiva (sic!). Per loro scatta una penalizzazione di 3 ore, 8′ 11”.

 

fignon vince una tappa del giro d'Italia
Laurent Fignon al traguardo di una tappa storica
  • Non va meglio a Lodeasani, Brambilla, Granata e Provinciali, squalificati per aver chiesto uno strappo alle ferrovie, balzando su un treno durante una tappa del primo Giro.

 

  • Non sono poche le occasioni in cui solo una minima parte degli atleti che avevano lasciato la partenza hanno tagliato il traguardo. La tappa di Bondone, nel ’56, ha fermato 43 degli 87 partiti. Ancora peggio è andata nella Milano-Cuneo del ’14: 420 km tra gomme squarciate, pioggia e neve portano 44 degli 81 in gara a ritirarsi.

 

  • Al leggendario Gino Bartali va la palma di miglior scalatore, tagliando 43 traguardi montani e conquistando 7 Gran Premi della Montagna.

 

giro-d-italia-bartali.jpg
Gino Bartali
  • Tre GPM campeggiano nel palmarès del suo immortale rivale, Fausto Coppi che ha conquistato “solo” 23 colli.

 

  • Il Giro riavvicina sicuramente le famiglie degli amatori e spettatori che, sui sentieri e dai salotti, seguono con entusiasmo l’avvicendarsi di ruote e quadricipiti. Talora, però, le famiglie ne diventano protagoniste, come la doppia coppia di padre-figlio vincitori di tappa: rispettivamente Pierino e Adriano Baffi ed Eddy e Axel Merck. A volte, invece, si divide il podio con il fratello: è il caso di Ernesto e Giuseppe Azzini, Alfredo e Albino Binda, Luciano e Sergio Maggini, Piet e Wim Van Est, Guido e Wilfried Reybrouck, Rudi e Willy Altig, Eddy e Willy Planckaert, Filippo e Francesco Casagrande.

 

  • Il Giro è una competizione molto “maschia”, pensata per mettere in risalto le qualità virili. Nonostante gli stringenti controlli, una ciclista – Johanna Mainz – riuscì a iscriversi ad una delle prime competizioni col nome di Johannes Anglicus e a gareggiare indossando un grottesco camuffamento (baffi e naso, un ventre prominente e un cappello da alpino). Fu scoperta soltanto nel corso di una tappa campestre quando, accostandosi alla strada sotto lo stimolo della minzione, fu vista liberarsi dell’ingombrante pancione posticcio. Successivamente donne come Alfonsina Strada sarebbero state ufficialmente ammesse alla competizione, fino a quando nel 1988 fu istituito il primo giro (per davvero) in rosa.

 

prima donna del giro d'Italia
Alfonsina Strada in una rara foto d’epoca
  • Il Giro è d’Italia ma la partecipazione è internazionale: 31 nazioni hanno tagliato il traguardo da tutti e cinque i continenti. Tenendo conto delle vittorie individuali, noi italiani siamo in testa con 1235 tappe, seguono i belgi con 154, gli spagnoli con 100 e i francesi con 59.

 

  • Solo 61 corridori e 12 paesi hanno vinto il giro: 68 vittorie per l’Italia, 7 per il Belgio, Francia 6, 3 a Spagna, Russia e Svizzera, 2 al Lussemburgo, 1 a Svezia, Colombia, USA, Canada e Irlanda.

 

  • A vincere il Giro sono i più potenti, i più astuti, spesso i più veloci. Il percorso, però, cambia di edizione in edizione, sicché a volte la perizia vince sulla rapidità di esecuzione. Il vincitore del Giro più veloce è stato Menchov, che nel 2009 viaggiava a una media di 40.167 Km/h; a Calzolari nel 1914 bastano 23.437 Km/h per conquistare il giro.

 

 

  • C’è invece chi ama prendersela comoda: è il caso di Bastiano Castelnovo, amatore iscritto al Giro del ’44 sotto la bandiera della “Cochlea”. Castelnovo impara a montare in bici all’età di 22 anni durante le prime tappe del Giro, correndo inizialmente con corredo di ruotini (prima due, poi solo il sinistro). La sua velocità media sulle tappe percorse non supera i 7 Km/h.

 

  • Un altro giovanissimo, quest’ultimo premiato con l’alloro, è Coppi, vincitore del Giro del 1940 a soli 20 anni. La maglia rosa più anziana viene invece vestita da Noé, che la conquista nel 2007 alla tenera età di 38 anni. Il vincitore più grigio è però Magni, che nel ’55 s’impose a 34 anni.

 

  • Tutti conoscono la maglia rosa, simbolo che lega le pagine della Gazzetta dello sport al vincitore della tappa. Istituita dal giornalista e patron della corsa Armando Cougnet nel 1931, non ha sempre premiato il vincitore finale del giro che, in alcuni casi, non l’ha indossata neanche una volta.
giro-d-italia-nibali
Nibali in maglia rosa

 

  • La maglia verde è la seconda veste più prestigiosa: viene tributata al miglior scalatore della corsa. In alcune tappe vengono posti traguardi virtuali al colmo dei dislivelli altimetrici più importanti: i corridori più tenaci guadagnano punti attraversandoli rapidamente, avvicinandosi così all’ambita maglia verde.

 

  • I velocisti ambiscono alla maglia ciclamino, vestita dal leader della classifica a punti. Tagliare il traguardo, piazzarsi bene all’arrivo o rubare traguardi volanti (posti lungo il percorso) sono attività che fruttano punti.

 

  • Per i giovani sotto i 24 è stata istituita la maglia bianca, indossata da chi ottiene miglior piazzamento nella classifica generale.

 

  • Alcune gesta tra le più incredibili sono legate alla storia della maglia nera, assegnata al peggior piazzamento tra il 1946 e il 1951. Questo peculiare riconoscimento è ispirato alla figura di Giuseppe Ticozzelli, celebre calciatore professionista che decide di competere nel ’26 come indipendente. Avvolto nella maglia nera della sua squadra di calcio (il Casale), gareggia solo 3 volte perché nel corso della quarta tappa viene investito da una moto: dopo una breve sosta in trattoria, raggiunge malandato il traguardo a bordo di un taxi. I principi del ritardo, secondo gli annali, rispondono al nome di Sante Carollo e Luigi Malabrocca: entrambi puntavano a varcare per ultimi il traguardo senza però eccedere il tempo limite, in modo da aggiudicarsi il montepremi e la simpatia del pubblico. Le strategie per la sconfitta, forse non proprio sportive, consistevano nell’auto-ostacolarsi senza farsi notare dall’avversario: forare le proprie gomme, nascondersi nei fienili e andare per taverne risultavano ottimi espedienti per perdere tempo.

 

  • La fortuna riscossa dalle prime competizioni fu senza dubbio sorprendente: in contemporanea ad un’edizione tenutasi negli anni della Grande Guerra, viene istituita una gara parallela e non ufficiale che prevedeva la partecipazione di mongolfiere, zeppelin e aerostati di vario tipo. La competizione premiava con una ricca gallonatura i concorrenti ben posizionati in classifica. Per un tiro della sorte, l’aviatore Ernesto Maggio, sospinto da poderose correnti di quota, sconfina su una zona militare sotto il controllo della forze italiane. I galloni di cui si fregiava il suo aerostato, tuttavia, ricordavano per foggia e combinazione cromatica la vessillistica apposta ai palloni sonda in forza alla truppe austro-ungariche. La contraerea della base militare, scambiando Maggio per una sonda spia, apre il fuoco sul dirigibile, abbattendolo e costringendo l’aviatore ad un’atterraggio scomodo. Dopo la disavventura di Maggio, salvatosi precipitando in un proverbiale covone di fieno, la gara parallela viene interrotta e mai più ripresa.
il giro d'Italia inizia a maggio
Una simulazione dell’abbattimento dell’aerostato pilotato da Maggio
  • Il primo capitombolo storico del Giro non è certo attribuibile a Ernesto Maggio, dacché, già nel corso della prima tappa della prima edizione, ad appena 1,5 km dalla partenza, Gerbi e Ganna furono coinvolti in una cadata rovinosa.

 

  • Altre cadute, ben più drammatiche, coinvolgono 4 atleti, morti sulle strade del giro: sono Orfeo Ponsin nel 1952, lo spagnolo Manuel Santisteban nel 1976, Emilio Ravasio nel 1986 e il belga Wouter Weylandt 2011.

 

  • Le vette hanno sempre affascinato le folle per la complessità tecnica nella gestione della fatica dell’atleta e per lo splendido panorama che sovente regalano. Non è un caso, allora, che il Giro frequenti con assiduità le vie celesti che corrono oltre i 2000 m. Per la prima volta, nel 1911, si è scelto di aggredire il Sestriere (2035 m), ma il colmo rimane lo Stelvio, coi suoi 2757 m conquistati da Coppi nel 1953.
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